A Day in Ventotene: il giro in barca Ventotene fino all’isola più lontana
06 Italian Charter organizza il giro in barca Ventotene con lo yacht Blue, Baia 49: charter privato di giornata intera, equipaggio di tre persone a bordo, partenza e rientro da Porto Badino, Oasi Della Nautica di Terracina.

Perché scoprire Ventotene in barca: l’isola più lontana delle Pontine
Ventotene si raggiunge in barca perché è l’isola più lontana dell’arcipelago pontino da Porto Badino, ventinove miglia di mare aperto che nessuna linea di traghetto trasforma in una gita di poche ore.
È la più piccola fra le isole abitate delle Pontine, e la più densa di storia: il porto romano scavato nel tufo duemila anni fa, i resti della villa imperiale di Augusto su Punta Eolo, e di fronte Santo Stefano con il suo carcere borbonico circolare. Ventotene e Santo Stefano sono Area Marina Protetta: intorno alle due isole l’ancora scende solo sui fondali autorizzati, mai sulle praterie di posidonia, e il tratto di mare a sud di Santo Stefano è riserva integrale.
Il valore dello yacht con equipaggio sta nell’uso esclusivo: Blue, Baia 49, resta a disposizione del solo gruppo che prenota, e il comandante sceglie gli ancoraggi in base a vento e mare del giorno. È l’unica delle rotte di 06 Italian Charter a includere l’autorizzazione di accesso all’Area Marina Protetta di Ventotene e Santo Stefano: la richiediamo noi prima della partenza, così il gruppo trova solo il risultato, un mare che altrove non esiste più. Non serve alcuna patente nautica: comandante, marinaio e hostess/steward restano a bordo per l’intera giornata. Chi vuole vedere la stessa costa di Gaeta, l’Arenauta e Sperlonga più da vicino, in una mezza giornata, trova La Riviera di Ulisse: il tratto che qui si percorre solo al rientro è l’itinerario che quella rotta esplora per intero.
Le tappe della tua giornata
Il giro in barca Ventotene si snoda dalle nove del mattino alle sei e mezza di sera, dalla partenza a Porto Badino al rientro, attraverso il porto romano di Ventotene, Santo Stefano, la Montagna Spaccata, l’Arenauta e Sperlonga.
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Il momento in cui il porto sparisce alle spalle
Si sale a bordo verso le nove, all’Oasi Della Nautica, e si conosce l’equipaggio mentre il comandante racconta la rotta della giornata. Blue esce dal canale puntando a sud: il motore si distende in un rombo pieno, la prua apre due ali d’acqua, e dopo venti minuti alle spalle non c’è più niente. È una traversata vera: il mare cambia colore, il fondale scende, e per un’ora e venti restano solo il gruppo a bordo e l’orizzonte, ventinove miglia di mare aperto verso Ventotene.
Il porto scavato duemila anni fa
L’isola arriva bassa e scura, tutt’altra cosa dalle falesie bianche di Ponza. Il porto romano è la prima meraviglia: un bacino intero scavato dentro il tufo, con banchine, magazzini e vasche ricavate nella roccia viva, ancora al loro posto. Poco più in là, su Punta Eolo, restano i resti della villa imperiale dove Augusto confinò sua figlia Giulia. Il primo bagno della giornata è in una delle cale autorizzate, con il fondale scuro che rende l’acqua ancora più trasparente.
Il carcere che si guarda in silenzio
A un miglio da Ventotene si alza Santo Stefano, un cono di roccia con in cima un edificio circolare: il carcere borbonico voluto da Ferdinando IV nel 1795, costruito perché da un solo punto si potessero sorvegliare tutte le celle. Ha chiuso nel 1965 e da allora l’isola è disabitata. Blue lo costeggia in silenzio, alla velocità consentita dalla riserva marina: si guarda dal mare e basta, senza sbarco.
La tavola in pozzetto o il tender verso terra
Verso mezzogiorno e mezzo si sceglie: la tavola apparecchiata in pozzetto, all’ombra del tendalino, con la mise en place di 06 Italian Charter, oppure il tender che accompagna a terra, fra le case colorate del porto, per pranzare in una delle trattorie dell’isola con il pesce arrivato la mattina. Il tender resta a disposizione in entrambi i casi: chi vuole scendere scende, chi vuole restare in acqua resta. Chi preferisce non pensarci può affidarsi alla cambusa di bordo: si decide con l’equipaggio, con gusti e allergie da concordare due giorni prima della partenza.
Il golfo che si apre davanti alla prua
Nel primo pomeriggio la prua gira a nord-est e Ventotene si rimpicciolisce a poppa. Sono un’ora e un quarto di navigazione con il sole alto e il vento in faccia: sulla destra il promontorio di Gaeta, in fondo il Circeo, e in mezzo tutta la costa che si sta per percorrere, ventisei miglia verso la terraferma.
La roccia spaccata in due
Si arriva sotto Gaeta, lungo la spiaggia di Serapo e sotto Monte Orlando, dove la roccia è tagliata da una spaccatura verticale che scende fino al mare e finisce nella Grotta del Turco, con il santuario della Santissima Trinità aggrappato sul ciglio. Blue si ferma nel punto da cui la Montagna Spaccata si vede tutta intera, e chi vuole si tuffa nel blu profondo sotto la parete.
Trecento gradini e la sala da pranzo di un imperatore
Ultimo bagno all’Arenauta, la spiaggia dorata che da terra si raggiunge solo scendendo trecento gradini scavati nella falesia, con l’acqua che sul fondo chiaro diventa un turchese quasi ritoccato. Poi passaggio lento sotto Sperlonga, le case bianche arrampicate sulla roccia e la grotta dove Tiberio si costruì la sala da pranzo più spettacolare dell’impero, prima delle ultime miglia verso casa con il sole basso alle spalle. Lo sbarco all’Oasi Della Nautica è previsto per le 18.30.
Gli orari sono una traccia: il comandante adatta la rotta a vento, onda e meteo del giorno e avvisa gli ospiti in caso di variazioni tecniche.
PDF, l’itinerario completo con orari e tappe


